IL SANTO SEPOLCRO
Simile nelle dimensioni e nella struttura al Santo Sepolcro di Terra Santa il cui modello tratto dal vero fu commissionato dal patrizio FRANCESCO LEPORE che con 2 viaggi a Gerusalemme ne riportò le dimensioni e 62 pietre con cui venne costruito; alcuni attribuiscono l'Anastàsi invece a BERNARDINO LEPORE, figlio di Francesco, che presumibilmente ne fece completare la realizzazione. Esso è datato presumibilmente agli inizi del 1500. La statua originaria di Gesù morto era in legno. Nel 1761 il Vescovo CELESTINO ORLANDI fece collocare un'effigie marmorea (scuola del Sammartino), quella tuttora presente, di Gesù disteso nel sudario con il capo poggiato su un guanciale a quattro nappe e i tre chiodi della croce accanto ai piedi. Nel 1851 venne operato il trasferimento dalla vecchia chiesa alla nuova, a nord dell'altare maggiore, dove si trovava l'antica Sacrestia con la torre campanaria. Avanti all'ingresso, piantata in terra, vi è una pietra rettangolare simbolo di quella sulla quale sedeva l'angelo, coperto di veste bianca, che apparve alla Maddalena ed a Maria Cleofe. Nella ricostruzione, però, non tutte le misure originarie vennero rispettate e così la porta è risultata più larga e più alta di circa passando da 0,85 x 1,12 m a 0,90 x 1,26m, mentre lo spessore dei muri perimetrali è passato da 0,79m a 0,76m e l'altezza del vano è passata da 2,77m a 2,74 m.
Alcuni storiografi molfettesi sostengono che l'erezione del Santo Sepolcro risale agli inizi del XVI secolo e che il committente sia stato Bernardino Lepore, mentre altri sostengono che l'opera risale al 1500, e che Francesco Lepore sia stato il committente.
È difficile, quindi dare una precisa datazione, ma da documenti si presume che l'opera fu eseguita nell'ultimo trentennio del 1400; mentre la committenza è attribuita a Francesco Lepore. Quest'ultimo sembra che abbia compiuto due viaggi a Gerusalemme per visitare il Santo Sepolcro portando con se la misura, il disegno e sessantadue pietre in maniera tale da costruirlo simile all'Anàstasi di Gerusalemme.
Dalla fine del Seicento sulla mensa del Santo Sepolcro c'era una statua lignea di Cristo morto. Il Cristo era su un'arca di legno col coperchio, e sulla parte anteriore si trovava il Cristo avvolto in lenzuola e con la testa poggiante su un cuscino di stoffa. (Si sa che la stoffa aveva bisogno di racconciamenti).
Ai piedi della statua vi era una finestrella, a forma di arco, mentre all'ingresso vi era una pietra, la quale, inizialmente, era attaccata la parte anteriore di una grande pietra che chiudeva il Sepolcro. Nel 1761 il vescovo Celestino Orlandi commissionò una statua marmorea (quella attuale), che sostituì quella lignea, la quale rappresentava Cristo morto; Fu eseguita da uno scultore appartenente alla Scuola di Sanmartino. I frati francescani nel 1840 fecero un abbattimento parziale e un rimaneggiamento della chiesa della Madonna dei Martiri, quindi, il Sepolcro venne spostato dalla Chiesa inferiore al nuovo fabbricato, di fianco all'altare maggiore. Le sue dimensioni non vennero riproposte, infatti, il Sepolcro è di dimensioni inferiori, mentre la porta d'ingresso fu leggermente ingrandita.
Il Santo Sepolcro si presenta con un ambiente molto suggestivo, in cui la drammaticità dell'evento descritta dall'autore è considerevole. Al Santo Sepolcro si accede mediante degli scalini. Molto ristretto è l'ambiente, infatti, la visita di esso è possibile effettuarla solo poche persone per volta.
Oltre all'illuminazione che è un fattore determinante, poiché contribuisce in maniera notevole ad aumentare la suggestività della scena, l'intensità drammatica è data dal Cristo, il quale si presenta supino e con la testa che poggia su un prezioso cuscinetto. L'autore ha descritto la drammaticità della scena in maniera esemplare, esaltando la struttura anatomica servendo soprattutto del gioco dei chiaroscuri.
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