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La Vergine della Tenerezza o Madonna Eleousa
Un pò per devozione, un po' per tradizione i pellegrini usavano recare con sé, di ritorno dal viaggio penitenziale, un ricordo: un frammento di reliquia, un crocefisso, un dipinto della Madonna. Talvolta, quando sulla via del ritorno, esausti e ammalati venivano accolti, ristorati e curati nelle stationes, donavano ai loro benefattori parte del loro tesoro sacro, che diventava immediatamente oggetto di venerazione per la sua provenienza. Nulla vieta di pensare che anche il dipinto fosse un caro ricordo della Terra Santa lasciato ai custodi dell'ospedale in riconoscenza dell'ospitalità ricevuta di ritorno dalla Palestina nell' Ottobre 1188, dopo la sconfitta di Hattin.
Il titolo di Madonna dei Martiri con cui fu subito venerata a Molfetta le derivò e dalla sua provenienza dai luoghi Santi e dalla esistenza, nel complesso del Monastero, della Carnaria, dove riposavano i resti di crociati e pellegrini.

Descrizione
L'icona della Madonna è dipinta ad olio su una tavola di cedro o di cipresso, di cm.100 x 66.
L'iconografia del quadro è particolarmente bella: il dipinto, di stile bizantino, rappresenta la Madonna che regge sul braccio sinistro il Bambino che l'abbraccia teneramente, del tipo comunemente venerato in Oriente sotto il nome di Madonna della Tenerezza. Questa tavola è un vero capolavoro per il suo genere, per il soffuso dosaggio cromatico di tinte rossastre sul volto della Vergine e per la veste rossa del Bambino; per questo l'icona è riferibile all'arco della prima metà del XIII sec.
Tavole di questo genere , dipinte ad olio su legno di cedro, sono state per lungo tempo attribuite alla mano di San Luca, ma se poco sappiamo sull'attività medica dell'Evangelista, nulla ci è pervenuto su quella pittorica. L'artista dell'icona resta nell'oblio, sia che si tratti di ipotesi cosmopolitana o "crociata" o balcanica o georgiana. Agli angoli superiori troviamo due angeli i quali, secondo alcuni, anticamente reggevano due piccoli manti. Diversi sono stati i restauri il primo dei quali si ha conoscenza risale al Vescovo Alessio Celidonio (1505- 1517), che il 15/6/1508 portò a Roma l'Icona perché fosse restaurata. A ricordo di questo restauro, il Vescovo fece applicare ai margini inferiori di destra e di sinistra due lamine d'argento. La lamina di destra ha la figura del Vescovo in ginocchio, quella di sinistra ha la didascalia che ricorda il restauro.
L'icona fu poi ritoccata nel 1905 dal pittore di Bari De Vivo, sotto l'episcopato di Mons.Pasquale Picone. Il 1954 fu il pittore molfettese Lorenzo Mastropasqua a ritoccare, non sappiamo in quali termini tecnici, l'icona. L'ultimo intervento fu quello operato nel 1978-1979 da Cesare Franco della Sovrintendenza alle Belle Arti di Bari.
Collocata nel secolo XV in una nicchia in pietra leccese voluta dal vescovo Giovanni Battista Cybo, poi diventato Papa con il nome di Innocenzo VIII, successivamente ebbe la sua collocazione nell'attuale splendida edicola in marmo voluta dal vescovo G.Bovio.
La terza si ebbe quando Mons. Salemi fece costruire un altare di marmi pregiati ed ivi vi fece collocare l'edicola in marmo con il quadro della Vergine.

La storia e la devozione
La devozione verso la Madonna dei Martiri, nel corso dei secoli, è cresciuta a tal punto che, con Bolla Pontificia del 3 giugno 1951, Papa Pio XII dichiara la Madonna dei Martiri compatrona della Città e della Diocesi di Molfetta. Per la circostanza l'Icona venne portata nella Cattedrale e, dopo un periodo di preparazione spirituale e cultarale, il 1° luglio venne solennemente incoronata dal Capitolo vaticano rappresentato dal Cardinale Federico Tedeschini. Nel 1576 Gregorio XIII, in considerazione degli innumerevoli miracoli della Vergine e del notevole concorso di popolo per il Suo culto, confermò l'indulgenza plenaria concessa da Innocenzo VIII. Fu cosi' ancor più incrementato l'afflusso di fedeli al Santuario nella vigilia e nella ricorrenza dell'ottava di Pasqua e dell'8 settembre.

I miracoli
Tutti i cronisti sono concordi nell'affermare la straordinaria miracolosità della Madonna dei Martiri. Di miracoli, individuali e collettivi, fatti cioè a tutta la comunità molfettese in occasioni di pestilenze, terremoti, invasioni nemiche parlano diffusamente gli storici locali.
Una testimonianza molto interessante ci proviene da Anselmo Adorno, notabile ed influente cittadino di Bruges, di origini genovesi e da suo figlio Giovanni che visitarono la Puglia tra la fine del 1470 e i primi mesi del 1471 di ritorno da un pellegrinaggio in Terra Santa. Nel 1485 allorchè i Turchi misero a ferro e fuoco la cappella dedicata alla Madonna, miracolosamente l'immagine rimase indenne dalle fiamme. E quando i Turchi, disorientati e adirati dall'inspiegabile evento, vollero saccheggiare la chiesa dei vasi consacrati al servizio divino, ancora una volta, miracolosamente, la Madonna intervenne, impedendo che l'imbarcazione, carica di bottino, potesse prendere il largo. E nel 1530, quando la città fu assediata dall'esercito francese, la Madonna apparve al di sopra delle mura disorientando i soldati e mettendoli in fuga.
L'11 maggio del 1560, infine, un terribile terremoto scosse la città. La popolazione si riversò nelle adiacenze del Santuario, per implorare l'aiuto della Madonna. Non avendo la città subilo gravi danni né a cose né a persone, i cittadini riconoscenti fecero voto di celebrare in quel giorno ogni anno una messa solenne. E a perenne ricordo eressero una cappellina votiva, sotto il titolo dialettale di Madonna del Tremolizzo presso il ponte che segnava il limitare della città verso Bisceglie. Nel 1561 la Madonna salvò Molfetta da un'alluvione: e tutti gli storici, concordemente, enumerano gli ex voto in oro e in argento, conservati nella chiesa a memoria delle grazie concesse, che furono venduti per riscattare i prigionieri dai Turchi.
Tra i miracoli individuali più frequentemente concessi dalla Madonna dei Martiri vanno annoverate guarigioni di storpi, ciechi, muti,piagati, di partorienti in pericoli di vita, liberazioni di prigionieri condannati ingiustamente da ceppi e catene.

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